San Michele. La statua

Nell’aprile del 1831, il Decurionato, l’allora Consiglio comunale di Sala, espresse chiaramente l’esigenza di provvedere la comunità cittadina di una nuova statua del Santo Patrone, San Michele Arcangelo: dal momento che “l’attuale Statua di pietra si rattrova molto maltrattata, sì per la ingiuria de tempi nel trasporto delle Processioni” dalla chiesa della SS.ma Annunziata “alla Montagna” e da questa alla chiesa stessa. In accordo con la Commissione Amministrativa di Beneficenza, che aveva sede a Sala, e raccoglieva le congregazioni di carità del Vallo di Diano e di parte dell’area lucana, gravitante intorno alla Val d’Agri, in unione con la Cappella di San Michele, decise allora di inviare, di lì a poco, due rappresentanti a Napoli: don Alessandro dei Duchi Oliva e don Paolo Colucci si recarono nell’ottobre del 1831 a Napoli, presso i due valenti scultori Francesco e Giuseppe Verzella, in via Arcivescovado. La bottega dei Verzella era già ampiamente nota per le pregevoli fatture delle sue statue, soprattutto quelle che riproducevano l’Arcangelo e le Madonne, oggi presenti fra la Puglia e la Campania. Gli accordi, in una convenzione del 28 ottobre 1831, oggi custodita nell’Archivio storico comunale, furono chiari; e la descrizione che se ne fa nell’accordo scritto mostra chiare corrispondenze con una foto degli inizi del ’900, in cui compare la statua del Santo, probabilmente dopo un restauro. Nell’immagine è ancora presente la pedana originaria, con l’iscrizione riportante, verosimilmente, i nomi abbreviati dei due artisti napoletani, Francesco e Giuseppe Verzella, e l’anno del primo restauro, forse 1910 o 1911, secondo l’interpretazione che ne hanno fornito i curatori.
In base agli accordi stipulati la statua doveva essere fatta di legno stagionato, affinché non “venisse[ro] a comparire delle fissure in tutta la statua, o qualunque difetto o viziatura”. La sua altezza doveva essere “di palmi sette, incluso il mostro in forma di Drago Alato e coda con prima base a pedagna (pedana) di circa mezzo palmo indorata elegantemente”. A questa doveva aggiungersi una seconda pedagna, sempre di mezzo palmo, “con mistura sopra di argento”, “che sia ben forte e durabile”. Su questa pedagna gli scultori Verzella avrebbero dovuto inizialmente inserire dieci puttini. Ma la Commissione di beneficenza decise che sarebbero stati adattati sulla stessa pedagna otto puttini della statua precedente, [pertanto i puttini che si vedono oggi fanno parte di un gruppo più antico], così come gli argenti furono adattati dalla statua vecchia, che furono probabilmente portati a Napoli, “onde potersi far lavorare quei pezzi necessari alla nuova per adornarla con quella eleganza che merita”. Ma ciò che gli incaricati della Commissione di beneficenza vollero chiarire è che la statua avesse “eleganza e delicatezza, dovendo figurare più del prezzo convenuto”. Di fatto, il costo per la fattura della statua fu stabilito in 120 ducati di argento, e della spesa del trasporto, fatto in una cassa a gabbia da portarsi da Napoli a Sala “a schiena di uomo” furono responsabili e finanziatori i due rappresentanti della Commissione di beneficenza, il duca Oliva e Colucci. In accordo con gli artisti di Napoli, la statua doveva essere pronta per il 20 di aprile del 1831. Il 16 maggio del 1832 finalmente la statua fu trasportata a Sala, e fu di “soddisfazione universale”. Portata da otto facchini napoletani, fu avvolta tra due vesti “per preservarla dalla polvere” lungo la strada; durante il tragitto, la pioggia costrinse gli incaricati ad avvolgere la statua con un’incerata adatta all’uso, evento che rallentò di un giorno l’arrivo del Santo a Sala.